Libertà di parola si o no?

 


In queste ultime 24ore la notizia che più prende posto sui social e sui giornali riguarda lo scrittore Antonio Scurati, Premio Strega per il romanzo storico su Mussolini, e il suo monologo sul 25 aprile che sarebbe dovuto andare in onda all'interno della trasmissione Che sarà, condotta da Serena Bortone. Prima di entrare nel merito del monologo, la domanda che ci si pone è c'è ancora la libertà di parola?

Chi è Antonio Scurati

Antonio Scurati si è laureato in Filosofia all’Università degli studi di Milano e si è perfezionato a l’École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Consegue poi il dottorato di ricerca in Teoria e Analisi del Testo all’Università degli Studi di Bergamo. Vincitore al Premio Strega con il romanzo storico su Mussolini intitolato M. Il figlio del secolo, grazie al quale è rimasto in cima alle classifiche di vendita per due anni consecutivi. Professore a contratto all’Università di Bergamo, in cui è anche coordinatore del Centro Studi sui Linguaggi della Guerra e della Violenza, dove insegna anche Teorie e Tecniche del Linguaggio Televisivo. La sua carriera accademica è ricca di in carichi, diventa ricercatore nel campo del Cinema, Fotografia e Televisione nel 2005. Nel 2008 si trasferisce allo IULM di Milano dove è professore associato e tiene il Laboratorio di Scrittura Creativa e il Laboratorio di Oralità e Retorica nelle lauree triennali. È co-direttore del master di scrittura Arti del Racconto con Gianni Canova in cui si occupa di scrittura narrativa e corsi dedicati all’epica.

Perché il suo monologo in Rai è saltato

Ho appreso ieri sera, con sgomento, e per puro caso, che il contratto di Scurati era stato annullato. Non sono riuscita a ottenere spiegazioni plausibili. Ma devo prima di tutto a Scurati, con cui ovviamente ho appena parlato al telefono, e a voi telespettatori la spiegazione del perché stasera non vedranno lo scrittore in onda sul mio programma su Raitre. Il problema è che questa spiegazione non sono riuscita a ottenerla nemmeno io”, ha spiegato la conduttrice Serena Bortone su Instagram, mentre l’opposizione – composta da Pd, M5S e dalla sinistra di Avs – ha tuonato contro ogni forma di censura. È arrivata poi la replica del Direttore Approfondimento Rai Paolo Corsini: “Nessuna censura. La partecipazione dello scrittore Antonio Scurati alla trasmissione Che sarà… condotta da Serena Bortone, non è mai stata messa in discussione”. E poi arrivano voci di accertamenti di natura economica che vengono presto smentiti dalla nota Rai che invece sottolinea chiaramente come il contratto di Scurati sia stato annullato per motivi editoriali.

Sarà vero? A voi l'ardua sentenza. Noi dalla nostra pubblichiamo il testo integrale del monologo.

“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse ArdeatineSant’Anna di StazzemaMarzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati. Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023). Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.


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